Saturday 15 November 2014

Emanuele

This was sent to me by Giuseppe Di Sario, young SDB who works in a neglected part of Naples.

"Hai visto, mio figlio ha giocato in serie D". Un esordio che sa di speranza, un esordio che sa  di buon auspicio. Poco importa il contesto... un padre in carcere per molti anni, una madre che lotta per quattro soldi, una vita inutile scandita da fallimenti e incomprensioni.  Non importa a Emanuele, fisico snello e un tatuaggio che racconta il suo sogno. Il tatuaggio non racconta del vuoto che mangia le persone, dell'abbandono scolastico, della lotta nel quartiere ad emergere. Non importa aver avuto un'insegnante di sostegno o essere incapaci di esprimere le proprie emozioni, l'importante è saper giocare, il resto non conta, come se il resto fosse consequenziale: il diploma arriverà e così tutto il resto. L'esordio è quasi una vittoria, è uno sputare al vento che forse stavolta la storia cambia, che un ragazzo segnato sarà l'orgoglio della sua famiglia, la manterrà, uscirà dalla massa e farà la storia del rione.
 Eppure... eppure Emanuele non è da serie D, Emanuele è da serie A, un fuoriclasse non perché sa giocare bene a calcio, qualità comune in un posto dove la strada è il miglior allenatore e dove il gioco del calcio è l'unico modo per sentirsi liberi e fuggire dai guai in cui ci si ficca prima o poi. Emanuele è una promessa non dello sport ma della vita. Ma questa vita bastarda lo ha rifiutato tanto da far sembrare che sia stato lui a rifiutare lei. Questo esordio è un maledetto oppio che farà salire alti i falsi sogni di un povero giovane, tanto in alto quanto poi sarà fatale cadere giù, in un vortice che alla fine non ha vincitori ma solo vinti.
Eppure Emmanuele, con due emme, perché fa fico, è una promessa che nessuno manterrà, una perla che rimarrà chiusa nella sua ostrica, un diamante che rimarrà grezzo... un maledettissimo cattivo esempio che altri diamanti grezzi seguiranno, abbagliati da una luce artificiale che li condannerà ad essere un mezza promessa in una mezza vita. Che rabbia! Maledetto esordio che indica un senso unico, una strada senza uscita...
Ma lo guardo negli occhi e vedo che non riesce ad essere felice, purtroppo la vita ormai la conosce, guarda intorno, mi guarda, mentre mi dice che non c'é un altro prete come me. Mi guarda e io arrossisco ma non per l'onore immeritato ma per la vergogna, la vergogna di non essere riuscito a dare altre possibilità a questo giovane, altri e alti sogni. Quando questo sarà infranto sarò li a raccogliere i pezzi? Sarò ancora il prete migliore del mondo o sarò uno dei tanti spettatori che guarda impassibile e rassegnato un copione scritto e copiato? Lo guardo e mi sforzo di essere felice, ha diritto alla felicità e alla mia approvazione. Approvo?

Non importa a questo punto! Importa che sia li a ricoprire il mio posto, non sta a me giudicare. Approvo essere li al suo fianco, sognare per un attimo, del resto la vita è un esordio. Si, calchiamo la scena della vita in un esordio che dura un attimo, il tempo di affezionarcisi e di accomiatarsi. Si non importa, in questo nuovo ciclo dei vinti, un illusione aiuta a campare, a me lascia l'opportunità di amare... amare un fuoriclasse che entra sognante in una partita già chiusa.

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