Saturday 15 October 2016

Teresa, the humanity of Jesus, and prayer

Homily by Pope John Paul II on Teresa of Avila

6. Per mezzo dell’orazione, Teresa ha cercato e trovato Cristo. Lo ha cercato nelle parole del Vangelo, che fin dalla sua giovinezza “colpivano profondamente il suo cuore” (S. Teresa, Vita, 3, 5); lo ha trovato “tenendolo presente dentro di sé” (cf. Ivi. 4, 7); ha imparato a rivolgere a lui con amore lo sguardo nelle immagini del Signore di cui era tanto devota (cf. Ivi. 7, 2; 22, 4); con la Bibbia dei poveri - le immagini - e la Bibbia del cuore - la meditazione della parola - ha potuto rivivere interiormente le scene del Vangelo e accostarsi al Signore in grandissima intimità.
Quante volte santa Teresa ha meditato i passi del Vangelo che riportano le parole di Gesù a qualche donna! Quanta gioiosa libertà interiore le ha dato, in un tempo di accentuato antifemminismo, l’atteggiamento condiscendente di Gesù nei confronti della Maddalena, di Marta e Maria di Betania, della Cananea e della Samaritana, le figure femminili che la Santa tante volte ricorda nei suoi scritti! Non v’è dubbio che da questa prospettiva evangelica è stato possibile a Teresa difendere la dignità della donna e la sua possibilità di un conveniente servizio nella Chiesa: “Signore, quando eravate su questa terra, lungi d’aver le donne in dispregio, avete anzi cercato di favorirle con grande benevolenza” (S. Teresa, Vita, autografo di El Escorial, 3, 7).
L’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo di Sicar, che abbiamo ricordato nel Vangelo, è significativo. Il Signore promette alla Samaritana l’acqua viva: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 13-14).
Tra le donne sante della storia della Chiesa, Teresa di Gesù è indubbiamente colei che ha risposto a Cristo con il cuore più fervido: Dammi di quest’acqua! Lei stessa ce lo conferma quando ricorda i suoi primi incontri col Cristo del Vangelo: “Quante volte mi sono ricordata dell’acqua viva di cui parlò il Signore alla Samaritana! Sono molto devota di quell’episodio evangelico” (S. Teresa, Vita, 30, 19). Teresa di Gesù, come una nuova Samaritana, invita adesso tutti ad avvicinarsi a Cristo, che è sorgente d’acqua viva.
Cristo Gesù, il Redentore dell’uomo, è stato il modello di Teresa. In lui la Santa trovò la maestà della sua divinità e la condiscendenza della sua umanità: “Importantissimo per noi uomini, finché siamo quaggiù, è rappresentarci il Signore sotto figura di uomo” (Ivi. 22, 9); vedeva che pur essendo Dio era un Uomo, che non si stupisce delle debolezze degli uomini. Che orizzonti di familiarità con Dio ci svela Teresa nell’Umanità di Cristo! Con che precisione afferma la fede della Chiesa in Cristo vero Dio e vero Uomo! Come ne sperimenta la vicinanza, “nostro compagno nel santissimo Sacramento” (cf. S. Teresa, Vita, 22, 6).
Partendo dal mistero dell’Umanità santissima, che è porta, via e luce, è giunta fino al mistero della santissima Trinità (cf. Ivi. VII, 1, 6), fonte e mèta della vita dell’uomo, “specchio nel quale la nostra immagine è pure impressa” (Ivi. 2, 8). E dall’altezza del mistero di Dio ha compreso il valore dell’uomo, la sua dignità, la sua vocazione di infinito.
7. Avvicinarsi al mistero di Dio, a Gesù, “tenere presente . . . Gesù Cristo” (Ivi. 4, 8), riassume tutta la sua orazione. Questo è un incontro personale con colui che è l’unica via per andare al Padre (cf. S. Teresa, Castello Interiore, VI, 7, 6). Teresa reagì contro i libri che proponevano la contemplazione come un vago immergersi nella divinità (cf. S. Teresa, Vita, 22, 1), o come un “non pensare a nulla” (cf. S. Teresa, Castello Interiore, IV, 3, 6), scorgendo in questo il pericolo di rinchiudersi in se stessi, di allontanarsi da Gesù dal quale “ci vengono tutti i beni” (cf. S. Teresa, Vita, 22, 4). È per questo che grida: “abbandonare l’Umanità di Cristo . . . no, no, non lo posso sopportare!” (Ivi. 22, 1). Questo grido vale anche ai nostri giorni contro alcuni metodi di orazione che non si ispirano al Vangelo e che in pratica tendono a prescindere da Cristo, a vantaggio di un vuoto mentale che nel cristianesimo non ha senso. Ogni modo di orazione è valido in quanto si ispira a Cristo e conduce a Cristo, la Via, la Verità e la Vita (cf. Gv 14, 6). È ben vero che il Cristo dell’orazione teresiana va oltre ogni immaginazione corporea e qualsiasi rappresentazione figurativa (cf. S. Teresa, Vita, 9, 6); è Cristo risorto, vivo e presente, che trascende i limiti di spazio e di tempo perché è insieme Dio e uomo (cf. S. Teresa, Vita, 27, 7-8). Ma allo stesso tempo è Gesù Cristo, figlio della Vergine, che ci sta vicino e ci aiuta (cf. Ivi. 27, 4).
Cristo attraversa il cammino dell’orazione teresiana da un estremo all’altro, dai primi passi fino al vertice della perfetta unione con Dio. Cristo è la porta per la quale l’anima accede allo stato mistico (cf. Ivi. 10, 1). Cristo la introduce nel mistero trinitario (cf. Ivi. 27, 2-9). La sua presenza nello sviluppo del “rapporto amichevole”, che è l’orazione, è obbligata e necessaria: è lui che lo genera e lo fa esistere, è lui che ne è anche l’oggetto. È il “libro vivente”, Parola del Padre (cf. Ivi. 26, 5).
L’uomo impara a stare in profondo silenzio, quando Cristo gli insegna interiormente “senza strepito di parole” (cf. S. Teresa,Cammino, 25, 2); si vuota di sé “guardando il Crocifisso” (cf. S. Teresa, Castello Interiore, VII, 4, 9). La contemplazione teresiana non è ricerca di nascoste virtualità soggettive per mezzo di raffinate tecniche di purificazione interiore, ma aprirsi in umiltà a Cristo e al suo Corpo Mistico che è la Chiesa.

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19821101_avila.html 

The "Letter on Christian Meditation" cites the above text at note 12. See:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19891015_meditazione-cristiana_it.html

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