Monday 19 December 2016

Gesù, il nezer di Iesse

At Neot Kedumim, Israel

L’antifona “O” parla oggi del Virgulto di Iesse (Is 11,1). La parola originale è nezer, virgulto dell’ulivo, molto familiare ai popoli del bacino mediterraneo. Subito pensiamo di Gesù di Nazareth: non solo un uomo da un paesino sperduto nei colli della Galilea, ma il nazoreno, nazoraios, Virgulto di Iesse, innalzato come segno per i popoli, invocato dalle nazioni, e davanti a chi tacciono i re della terra.

A questo Virgulto, a questo re, diciamo: vieni, vieni a liberarci, non tardare, non tardare.

Siamo in vigilanza, in attesa; e qui il senso della profezia di Isaia della lettura di oggi (Is 21,11-12). Una profezia strana e difficile. Un oracolo su Duma / Edom. Una domanda, un grido, da Seir – Idumea alla “sentinella,” guardiano, custode, profeta: quanto resta della notte? Una domanda urgente, ripetuta. E ugualmente la risposta, misteriosa, non chiara, ma anche essa urgente: Viene il mattino, e poi la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite! Il tema dell’attesa, della vigilanza.

Israele era in attesa, e lo è ancora. Noi siamo chiamati ad attendere, aspettare, vigilare. Quante volte sulle labbra di Gesù stesso abbiamo sentito questa parola: vigilate! Siamo in attesa di Dio e degli uomini. Il salesiano è attento alle tracce di Dio negli uomini e specialmente nei giovani: “Immerso nel mondo e nelle preoccupazioni della vita pastorale, il salesiano impara a incontrare Dio attraverso quelli a cui è mandato.” (C 95) Attento con una attenzione serena, con uno sguardo pastorale, consapevole di essere sulla terra sacra, davanti al roveto ardente. Consapevole della propria chiamata ad essere SEGNO, anche nella propria fragilità.

SCRUTATE! Questo è il titolo suggestivo del secondo dei tre piccoli libri pubblicati dalla CIVCSA durante l’anno di vita consacrata. Al centro del libretto è il profeta Elia pregando sul Monte Carmelo, mandando il suo servo sette volte a osservare il mare, fino a che non vede una piccola nube, piccola come mano d’uomo, segno fragile di una pioggia torrenziale. La piccola nube, la brezza leggera dalla quale parla il Signore a un Elia frustrato, il germoglio tenero e fragile - si possono identificare oggi “con tanti desideri inquieti dei nostri contemporanei, che cercano interlocutori sapienti, pazienti compagni di cammino, capaci di accoglienza disarmata nel cuore, facilitatori e non controllori della grazia, per nuove stagioni di fraternità e salvezza.” [CIVCSA, Scrutate! #11] Siamo chiamati a fede in Dio e fiducia verso gli uomini, siamo chiamati alla “grazia della pazienza, ad attendere e tornare a scrutare il cielo fino a sette volte, tutto il tempo necessario, affinché il cammino di tutti non si fermi per l’indolenza di alcuni”. [Scrutate! #12]

E tutto questo perché si vede un germoglio, che è il Virgulto di Iesse, Gesù di Nazaret, il nazareno, il nazoraio, segno innalzato da Dio per le nazioni, segno nella povertà, oscurità, umiltà, debolezza, morte.
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