Thursday 2 February 2017

Charles Baudelaire and Oscar Wilde - two dandies attracted by God

"Due dandy attratti da Dio" – title of an interesting article in the Osservatore Romano: Il Settimanale (12 gennaio 2017, p. 17) of all places.

In prison at Reading, Wilde rediscovered Baudelaire, and cites him in his De profundis: "O Signore, datemi la forza e il coraggio di contemplare il mio corpo e il mio cuore senza disgusto": O Lord, give me the strength and the courage to look at my body and my heart without disgust.

Roberto Righetto, author of this article (I saw one by him on Camus in today's Avvenire), comments:
"Tutta la poesia di Baudelaire può essere considerata un grido dall'abisso, una discesa agli inferi e una ricerca incessante continuamente sospesa fra Dio e Satana. Come scrive padre Ferdinando Castelli nel suo libro Dio come tormento (editrice Ancora, 2010), 'Baudelaire vive nel male: lo fiuta, lo respira, lo accoglie, ma con la consapevolezza che esso è maledizione e degradazione. Alla voluttà e ai piaceri della carne, anche quando li ha cercati con forsennata voluttà, ha sempre guardato come a un "peccato", a un consegnarsi al disfacimento e alla morte'. Così, l'elemento cristiano della sua opera va ricercato nella sua coscienza del peccato, tanto che per Claudel egli non è altro che 'il poeta del rimorso'. Schiavo delle droghe, in uno stato psichico spesso torbido e instabile, egli concepisce il mondo come caduta e come perdita. Solo nelle lettere alla madre, composte negli ultimi tempi, sembra pacificato anche se non avvinto dal Dio cristiano." 
Righetto concludes with a mention of accidia or sloth, which he calls today's dominant vice:
"Sarebbe però inutile e improprio soffermarsi solo sulla ricerca di redenzione dei due scrittori. Che restano personaggi estremamente contradditori, nella vita come nell'opera. Star dei salotti letterari dell'epoca, spesso esposti all'eccesso e allo scandalo con i loro comportamenti, dediti all'edonismo pagano, non smisero mai di cercare la bellezza restando spesso imprigionati - come ha rivelato Enzo Bianchi - nell'ennui, in quella che i padri del deserto chiamavano accidia, la pigrizia dello spirito, il vizio capitale oggi dominante. Wilde, che negli ultimi anni si fece cattolico, la definì 'la sola cosa orribile di questo mondo', mentre per Baudelaire era 'il vizio più laido e immondo'."  

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